
Definito “Una delle persone più umane del Sud” dal Sindaco Vincenzo De Luca, Luciano De Crescenzo ha emozionato Parco Arbostella parlando del Natale e di sé
[ads2] Luciano De Crescenzo ha inaugurato ieri, giovedì 4 dicembre, la rassegna ArboStella di Natale che allieterà il Parco Arbostella di Salerno fino al 21 dicembre con incontri culturali, arte, prodotti biologici, musica, teatro, auto storiche, festa dei bambini, Caritas e salute, in un “connubio tra fede e socialità”da non perdere.
Ospite della Parrocchia Gesù Risorto e di Don Nello Senatore, Luciano De Crescenzo ha animato l’evento voluto, come ha ribadito il Dott. Pasquale Iannetta, dal Gruppo Fede e Cultura.
A creare l’atmosfera natalizia ci sono stati i canti della Schola Cantorum della Parrocchia Gesù Risorto accompagnati da I Musicastoria, diretti da Francesco Granozio.
Puntuale come un uomo d’onore d’altri tempi, all’ospite 86enne, purtroppo, è toccato aspettare il Sindaco della città nota in tutta Italia per le sue Luci D’Artista.
Dopo i saluti di rito Vincenzo De Luca si è subito dichiarato “presepista sfegatato” rivelando di trascorrere molto tempo alle prese con l’angioletto da sistemare sulla grotta, la fontanella e la capanna; questo perché fare il presepe è un’operazione altamente “creativa” e diversa dal fare l’albero, definito da De Luca, palesamente decrescenziano, un “lavoro freddo“.
Riferendosi al libro del 2013 Gesù è nato a Napoli. La mia storia del presepe, De Luca ha elogiato così l’ospite napoletano: “Come sempre, quando scrive Luciano De Crescenzo, ci sono pillole di verità e riscoperte del vecchio Natale, quando lo si viveva col profumo di mandarini e ci si preparava alle feste tutti uniti”.
Nonostante l’ironia intellettuale, a cui Luciano De Crescenzo ha abituato i suoi lettori, emerge una profondità unica. Ad esempio, il legame tra presepe e tradizione umana evidenzia come la descrizione del presepe rappresenti il teatro della vita. Lo scambio con la vita di tutti i giorni percorre, infatti, tutto il libro. Nella vita, come nel presepe, ci sono i re, i pescatori, i giocatori di carte, i clienti dell’osteria, ecc.
Attraverso l’analisi del presepe, tra classicità e vita quotidiana, Luciano De Crescenzo ha dato vita a un’opera “tanto semplice, quanto colta” da leggere e regalare a chi ama il Natale e vuole saperne qualcosa in più. De Luca ha, infine, concluso così il suo intervento: “Io sono stato sempre un tifoso di Luciano De Crescenzo, perché è dentro la storia, dentro la gente del Sud e ha un senso umano che, forse, è andato perduto”.
Luciano De Crescenzo, smagrito nel volto con barba e capelli sempre più bianchi, ci è apparso invecchiato e smarrito, forse per via anche della sua malattia, la prosopoagnosia, mentre i fotografi scattano abbagliandolo con flash troppo forti. Non appena ha iniziato a parlare, abbiamo, però, ritrovato il Luciano De Crescenzo di sempre; dalla sua voce, non sempre chiara e meno forte di un tempo, abbiamo ritrovato le sue espressioni, i suoi racconti, le sue metafore e la sua filosofia umana, che fa trapelare ben poco della sua formazione da ingegnere. Perché, forse non tutti lo sanno, Luciano De Crescenzo è prima un ingegnere e poi un filosofo, ben oltre l’accezione accademica del termine. Ritroviamo ovunque la sua passione per la filosofia: nei racconti, nei film e nei libri. Una filosofia umana, che parla di uomini e agli uomini in generale, ma soprattutto a quelli del sud.
In Luciano De Crescenzo, l’amore per la filosofia e per la classicità diventa reale, azzerando quella distanza che troppo spesso, ancora oggi, caratterizza le materie umanistiche. Come? Riflettendo, ad esempio, sul presepe.
Nonostante il passare degli anni, ritroviamo un’umanità e un’ironia che non invecchiano anche quando Luciano De Crescenzo non ha esitato a dire: “Sono un pochino emozionato per due motivi: l’essere ingegnere, il che mi obbliga a dire sempre la verità e l’essere un po’ anziano”. Un’anzianità che non si è notata quando alle domande della giornalista Francesca Viti, dell’agenzia letteraria Delia, Luciano De Crescenzo ha risposto con una sagacia ironica, regalando insegnamenti sulla vita, troppo spesso dimenticati.
Alla domanda “Che cos’è la fortuna?”, De Crescenzo ha risposto così: “È più importante la fortuna che il denaro. Quando voglio augurare qualcosa ad un amico, gli auguro buona fortuna”. Poi, spiegando la differenza tra amore e bene, ha affermato che l’amore finisce, mentre il bene aumenta sempre.
Nell’intervista, una vera e propria chiacchierata davanti ad un pubblico emozionato di ascoltare i suoi racconti, Luciano De Crescenzo, dopo aver parlato della sua breve esperienza in guerra senza uccidere nessuno, ha detto di aver partecipato ai presepi viventi a Napoli come pastore, un po’ birbante.
Rivolgendosi a tutti quelli presenti in sala con il sogno di diventare scrittori, ha lasciato due consigli: “riscrivere due volte ogni pagina, l’importante che la seconda sia più corta della prima, e far leggere quello che si è scritto ad una persona un poco ignorante, se la capisce lei allora il libro si può scrivere”.
Dopo aver confidato che Benino, il pastore che non dorme ma sogna, è uno tra i suoi pastori preferiti, aver esposto la differenza tra i “presepisti” e gli “alberisti“, tra gli uomini di amore e gli uomini di libertà, da napoletano amante del Natale ha dichiarato di essersi innamorato di Salerno e delle sue Luci D’Artista.
Riferendosi a Il Dubbio, un saggio del 1992, e al suo incipit “Ogni volta che voi conoscete qualcuno, cercate di capire se ha dei dubbi o non ne ha“, ha restituito agli uomini di oggi, spesso troppo sicuri di sé, il diritto di avere dubbi lasciando il consiglio di star lontani da quelli che non hanno dubbi, perché sono sempre i più pericolosi.
Per intervallare le domande di Francesca Viti, sono stati proiettati alcuni spezzoni di film famosissimi, come ad esempio: Così parlò Bellavista e 32 dicembre. Ci ha stupito che, nonostante il pubblico fosse di età diversa e di varia estrazione sociale, durante la proiezione quasi tutti anticipassero a bassa voce le argute battute.
L’invito, dopo l’evento di ieri, è quello di conoscere un po’ di più le opere dell’artista napoletano per non fermarci mai al senso superficiale delle cose e degli eventi, ma andare in profondità per riscoprirne il senso vero. Cominciando dal Natale.
Oltre ogni depauperamento del senso del Natale c’è, Luciano de Crescenzo e il suo libro Gesù è nato a Napoli. La mia storia del presepe, mentre contro ogni visione pregiudiziale di Napoli c’è la sua ultima opera Ti porterà fortuna. Guida insolita di Napoli.