La XVI edizione di Giffoni Teatro, evento promosso dall’Associazione omonima, volge al termine e chiuderà sabato 24 agosto con Biagio Izzo.
Mercoledì 21 vi sarà il ritorno di un altro grande protagonista, nella veste di esuberante e multiforme mattatore della commedia “Il Re Sono Io”: Gianfranco D’Angelo. Prendendo spunto dalle cronache attuali di questo frangente di crisi il protagonista racconta con intelligenza ed ironia le mille sfaccettature dell’uso del potere, evocando sotto l’aspetto drammaturgico e attraverso riconoscibili citazioni, i più grandi autori teatrali che hanno affrontato l’argomento, da Plauto a Shakespeare, da Calderón de la Barca a Molière, da Pirandello alle avanguardie letterarie.
La trama della commedia “Il Re Sono Io” tratta di una spiantata compagnia teatrale che, sull’onda delle numerose occupazioni, si è barricata in un teatro chiuso da tempo e destinato a diventare un centro commerciale. Aristide Tarallo (Gianfranco D’Angelo), il capocomico, ha annunciato alla stampa che la compagnia andrà in scena con il Re Lear di Shakespeare proprio per il suo portato di critica alla cattiva politica e all’uso distorto del potere. Ma il comportamento di Aristide si fa via via più strano, già da qualche tempo sua moglie Lilla e sua figlia Flora, che hanno condiviso con lui una vita da girovaghi, si sono accorte delle sue crisi di identità: forse per paura, forse per il desiderio di rifugiarsi in un mondo meno spaventoso di quello reale, o per proteggere il bambino che ancora vive in lui, Aristide si identifica in modo compulsivo e incontrollabile con quegli uomini che hanno raggiunto le leve del potere e lasciato un segno nella Storia, che siano stati re, principi, dittatori o papi.
A causa di questa sua bizzarra patologia, surreale e donchisciottesca, reale o simulata che sia, egli ha trovato forse un modo per riscattarsi dalla propria condizione di uomo comune sottoposto a vincoli, obblighi, leggi e tabù che limitano l’esistenza di tutti coloro che non possono approfittare di una posizione di potere politica o economica, facendo così del palcoscenico il suo irrinunciabile regno. Attraverso un’irresistibile carrellata di personaggi che hanno lasciato un segno nella storia – da Romolo a Papa Bonifacio VIII, da Gian Gastone de’ Medici a Vittorio Emanuele, da Hitler al dittatore Bokassa – Gianfranco D’Angelo mette alla berlina, attraverso una comicità arguta e con l’aiuto di un ironico disincanto, la lunga teoria di vizi e di miserie degli esseri umani condannati all’infelicità dall’ambizione e dal potere.